Alba in città

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E’ una mattina come tante altre oggi, se non fosse per la sveglia fissata un’ora prima del solito. Devo prendere un treno per essere a Firenze all’apertura degli uffici.

Uscito di casa mi dirigo verso la fermata del tram; poche fermate per la più vicina stazione del metrò e da li dritto in stazione, non senza aver prima fatto sosta al bar per una veloce colazione. Mi capita di rado, se non in occasioni come questa, di prenderli al mattino così presto.

Avrei potuto optare per il taxi, come quando devo andare in aeroporto, e racchiuso nel torpore del sonno osservare la città che si sveglia, spettatore distaccato di quello che succede nel mondo fuori. Seduto sul sedile posteriore avrei visto fuori dal finestrino lo scorrere veloce di altre macchine nella nostra stessa direzione e di viali alberati e sagome indistinte di persone in quella opposta. Rilassato sul poggiatesta, prolungamento virtuale del cuscino che ho lasciato a casa, sarei arrivato in stazione in modo abbastanza asettico. Oggi però ho scelto di muovermi con i mezzi pubblici.

 

C’è una varia umanità che li affolla, per lo più giovani uomini e donne che si recano al lavoro, e molti sono stranieri. Mi colpisce una donna, dai tratti del viso e dal colore della pelle ipotizzo che sia originaria del Magreb. Entrando nel convoglio metropolitano occupa il primo dei posti a sedere che corrono lungo i fianchi del vagone, intervallati delle porte scorrevoli. Aggrappato tra le gambe ed il grembo tiene un bambino, cinque o sei anni al massimo, che quasi sdraiato cerca di dormire e nel contempo reggersi in un fragile equilibrio puntellando i piedi per terra. Lei lo guarda amorevole e accarezzandogli il viso dolcemente, come solo una madre può fare, cerca di prolungare ancora un po’ il suo sonno innocente che deve essere stato interrotto da non molto.

Cerco di immaginare i sentimenti di quel bimbo. Anche per me è tuttora una fatica alzarmi presto, e lo era ancora di più quando avevo quell’età, anche quelle volte che dovevo fare qualcosa che mi piaceva ed emozionava, come una gita fuori città o andare a pescare con mio padre la domenica mattina.

Penso che forse lo sta portando con se al lavoro, come fa ogni giorno, perché non ha altro posto in cui lasciarlo. O forse oggi è un eccezione, non lo so. Mi chiedo però quali sogni lo stanno accompagnando nel suo sonno. Spero che siano sereni e spensierati, quelli a cui avrebbero diritto tutti bambini, almeno in un mondo ideale.

 

Mentre una dopo l’altra le fermate scorrono fino alla mia destinazione, mi rendo conto che si è accorta che la stavo osservando. Faccio a lei ed al suo piccolo un accenno di sorriso, e mentre scendo dal vagone mi guardo intorno e mi dico che no, questo non è il mondo ideale, ma anche qui in quello reale è possibile che, avvolto dall’amore di sua madre, i suoi sogni siano felici.

E mi incammino verso la stazione contento di non avere preso il taxi.

 

 

 

Alba in cittàultima modifica: 2010-11-18T20:01:00+00:00da massimoko
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